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    Pari opportunità: le funzioni della Provincia

    L’Assessorato alle Pari Opportunità dal 2003 dedica molto impegno al processo di rendicontazione sociale, infatti, la sperimentazione del Bilancio di Genere nell’ottica dello sviluppo umano seguiterà anche nel bilancio 2009. Saranno utilizzati gli strumenti di programmazione e di rendicontazione a disposizione dell’Ente ( DOPE, PTCP, Bilancio sociale).
    Le politiche di genere vengono discusse e realizzate in stretta collaborazione con gli Organismi di parità previsti dallo statuto (Commissione Pari Opportunità, Conferenza delle Elette, Comitato Pari Opportunità) e in raccordo con le Reti di Parità sia nazionali che regionale (quale ad esempio la Commissione Pari Opportunità dell’U.P.I. Emilia Romagna).
    Forte priorità viene data ai due Piani strategici, volti a prevenire e a contrastare la violenza alle donne e a favorire l’integrazione delle donne immigrate, approvati dal Consiglio provinciale a maggio 2008.
    Il Piano strategico contro la violenza alle donne si propone di costruire reti territoriali tra i soggetti che partecipano al Tavolo istituzionale contro la violenza, istituito presso la Prefettura di Modena, unitamente a percorsi di “presa in carico” della donna vittima di violenza ( dalla raccolta della denuncia/richiesta di aiuto, al raggiungimento di una sua piena autonomia personale e professionale).
    Il Piano strategico per l’integrazione delle donne immigrate prevede la realizzazione di attività atte a favorire il coinvolgimento attivo della donna migrante, quale perno fondamentale per l’integrazione di tutto il nucleo familiare.
    Tale compito oltre a coinvolgere l’Ente nel suo insieme, sarà svolto in collaborazione con la Consulta provinciale dell’immigrazione e con le Associazioni di accoglienza e consulenza alle donne immigrate.
    Prosegue l’attività istituzionale volta al rafforzamento della presenza delle donne nei diversi ambiti della vita politica da parte della Conferenza delle Elette: l’impegno riguarda in modo particolare l’implementazione delle ”Norme antidiscriminatorie" negli Statuti degli Enti Locali, presso le forme di rappresentanza della società civile e nel settore privato.


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