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Comunicato stampa N° 1373 del 11/10/2005

barbabietola da zucchero, la provincia ad alemanno
"tuteliamo la produzione locale": odg all’unanimità

La Provincia di Modena si impegna a tutelare la produzione locale di barbabietola da zucchero contro il progetto di riforma del settore bieticolo proposto dall’Unione europea. Il Consiglio provinciale, infatti, nei giorni scorsi ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che invita il Governo a promuovere la tutela e la valorizzazione della produzione provinciale di barbabietola da zucchero e sollecita un adeguato piano di ristrutturazione dell’industria saccarifera. Il documento è stato inviato al ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno, alla commissaria europea Mariann Fischer Boele e all’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni.

Come ha ricordato Stefano Lugli, di Rifondazione comunista, che ha presentato la proposta a nome dei gruppi di maggioranza, "l’Emilia Romagna produce più della metà dello zucchero italiano e Modena contribuisce significativamente con 8 mila 300 ettari di superficie coltivata; lo zuccherificio di Finale Emilia, che impiega oltre 250 persone tra fissi e avventizi; duemila coltivatori conferenti e un indotto di diverse centinaia di lavoratori. E’ una realtà importante – ha proseguito Lugli – che va non solo salvaguardata ma valorizzata promuovendo il marchio "barbabietola da zucchero italiana" e sottolineando la scelta dell’agricoltura biologica, contro misure europee che provocherebbero la fine della bieticoltura italiana".

La discussione si è svolta dopo la visita della commissione consiliare Sviluppo economico, presieduta da Giorgio Barbieri, allo zuccherificio di Finale che ha visto anche i consiglieri di minoranza, tra gli altri Marisa Malavasi (FI) e lo stesso Barbieri (Lega), concordi nel richiedere la tutela di una produzione locale di interesse nazionale.

Il Consiglio provinciale chiede che i tagli della produzione, in funzione della riduzione della quota europea, siano proporzionali alle eccedenze prodotte da ciascuno Stato e che la quote nazionali non siano trasferibili tra Stati per non provocare una delocalizzazione delle attività. Si chiede inoltre una riduzione dei prezzi meno drastica di quella del 39 per cento ipotizzata dalla riforma, che "porrebbe fuori dal mercato le agricolture più deboli, come la nostra, rispetto a quelle più produttive, favorendo in particolare le produzioni di Francia e Germania".

Il documento rileva infine "la necessità di mettersi nella prospettiva di una riconversione a uso non alimentare delle coltivazioni, destinandole alla produzione di biocarburanti e beneficiando così del sostegno economico previsto dalla riforma della politica agricola del 2003".

Scheda informativa

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Data comunicato
11/10/2005
Numero
1373
Ora
12
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ProprietÓ dell'articolo
data di creazione: martedý 11 ottobre 2005
data di modifica: lunedý 20 febbraio 2006